Pittura

Nella prima metà del XV secolo in pittura, scultura e architettura si registrò un contemporaneo innesto di motivi tardo-gotici e bizantini, con finezze lineari e cromatiche dai tratti prevalentemente orientaleggianti. In questo contesto, l’umanesimo veneziano differiva da quello fiorentino: si lasciava ampio spazio ai testi politici e scientifici, fra i quali anche Aristotele, piuttosto che a quelli letterari come in Toscana. Il Rinascimento arrivò a Venezia soprattutto grazie alle influenze di Lombardia per quanto riguarda l’architettura e la scultura, e Padova per la pittura.

Queste influenze padovane si riscontrano nelle due botteghe veneziane più importanti del periodo: quella dei Vivarini e quella di Jacopo Bellini.

La prima aveva sede a Murano e riscosse ampia diffusione, soprattutto negli ambienti meno colti e della provincia dei centri minori dell’entroterra, scadendo talvolta anche in auto ripetizioni.

La committenza più raffinata si rivolgeva invece soprattutto alla bottega di Jacopo Bellini con applicazione la prospettiva, ma vera e propria svolta rinascimentale in pittura fu dovuta ai suoi due figli, Gentile e Giovanni Bellini, che raccolsero e misero pienamente a frutto l’esempio del cognato Andrea Mantegna.

GALLERIE DELL’ACCADEMIA

Le Gallerie dell’Accademia di Venezia, situate nel sestiere di Dorsoduro appena ai piedi del Ponte dell’Accademia, sono un museo statale, che raccoglie la migliore collezione di arte veneziana e veneta, legata ai dipinti del periodo che va dal XIV al XVIII secolo.

Tra i maggiori artisti rappresentati figurano Tintoretto, Tiziano, Giorgione, Giovanni Bellini, e Veronese. Vi si conservano anche altre forme d’arte come sculture e disegni, tra i quali il celeberrimo Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci.

Fondata nel 1750, l’Accademia di Belle Arti – cui le Gallerie devono il nome – possedeva un cospicuo numero di opere d’arte con finalità didattiche. Durante il regno italico del periodo napoleonico, numerosi decreti portarono alla chiusura di palazzi pubblici, monasteri e conventi, parrocchie ed edifici di culto. Gli oggetti d’arte che non presero la via della dispersione (molti finirono al principale museo del regno dopo il Louvre, Brera), vennero raccolti all’Accademia, con finalità essenzialmente didattiche per gli studenti d’arte. Dopo la fine del regno napoleonico e dopo i conflitti, le collezioni di dipinti vennero spostate e riorganizzate in una nuova sede – quella attuale -, raccogliendo principalmente i quadri secondo i periodi stilistici di appartenenza, tra i quali è particolarmente interessante quello rinascimentale.

La sezione rinascimentale comprende numerosi dei quadri più celebri di Giovanni Bellini, Tintoretto, Tiziano e persino Leonardo da Vinci.

Madonna col Bambino tra le sante Caterina e Maria Maddalena (1490), Bellini.

La tavola rappresenta la Vergine Maria nelle tradizionali vesti blu e rosse, nell’atto di sorreggere il Bambin Gesù, seduto su un cuscino bianco e con lo sguardo rivolto verso l’alto. A sinistra si trova santa Caterina d’Alessandria, vestita d’un drappo rosso, a mani giunte e rivolta verso il Bambino, in atto di preghiera, mentre a destra, con sguardo devotamente assorto, è posizionata Maria Maddalena, anch’essa rivolta verso il Bambino, con le mani incrociate sul petto.

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La vecchia,
1506, Grigione.

Su uno sfondo scuro, dietro un parapetto, si vede una donna anziana ritratta a mezza figura di tre quarti. Essa guarda lo spettatore con un’intensa espressione di dolore e, dischiudendo la bocca, sembra rivolgergli delle parole, quelle che sono scritte sul cartiglio che tiene in mano: “Col tempo”. Si tratterebbe quindi di un’amara riflessione sulla vecchiaia, come portatrice di devastazione fisica. La donna indossa una berretta bianca floscia, che lascia scoperto un ciuffo di capelli grigi, e una veste rosata, oltre a un panno bianco con frange sull’orlo, appoggiato sulla spalla. Interessante è il gesto della mano destra, appoggiata al petto come durante il mea culpa.

Pietà,
1575 , Tiziano.

Sullo sfondo di un nicchione, la Madonna sorregge il Cristo, semisdraiato e sorretto anche da Nicodemo, prostrato; alla loro sinistra, in piedi, si trova la Maddalena, al vertice di un ideale triangolo. Ai lati della nicchia ci sono due statue, che rappresentano Mosè e la Sibilla Ellespontica, poggiate su pilastri scolpiti, con accanto una figura leonina che richiama San Marco. Una tela dai non colori, quasi per raccontare un artista che è alla fine della sua lunga vita: Tiziano, che morirà quasi centenario, vive il dubbio della fede, in una visione quasi tragicamente senza speranza. In basso a destra appare una tavoletta votiva, con Tiziano e suo figlio Orazio intenti a chiedere l’intercessione divina, per essere salvati dall’epidemia.

Uomo vitruviano, 1490, Leonardo da Vinci

Il disegno illustra le proporzioni del corpo umano in forma geometrica ed è accompagnato da due testi esplicativi, nella parte superiore e nella parte inferiore della pagina, ispirati ad un passo di Vitruvio.

MUSEO CORRER

Il Museo Correr è un altro dei più rappresentativi musei della città di Venezia. Situato presso piazza San Marco, esso illustra, nelle variegate e ricche raccolte, l’arte, la civiltà e la storia di Venezia.

Fondato nel 1836, il museo si presenta come un lascito del patrizio veneziano Teodoro Correr, grande appassionato e collezionista d’arte, deceduto nel 1830, che dichiarò quale fosse il suo scopo nell’aprire questa galleria: rendere fruibile il suo patrimonio come museo. Alla sua morte egli donò alla città tutte le sue raccolte.

Il palazzo all’interno del quale si sviluppa la raccolta di opere è un monumentale edificio con diverse influenze stilistiche, varianti dal Napoleonico al Neoclassico; si potrebbe pertanto affermare che le opere pittoriche sono conservate in un’opera architettonica di eguale grandezza.

Tra i principali dipinti esposti in questo museo sono degne di nota 3 immagini in particolare: il Cristo morto sorretto da due angeli e la Trasfigurazione di Giovanni Bellini, e le Due dame veneziane di Vittore Carpaccio.

Cristo morto sorretto da due angeli,
1460, Giovanni Bellini.

L’opera mostra il Cristo che si leva dal sepolcro scoperchiato, sorretto da due angeli e impostato sullo sfondo di un paesaggio che in lontananza mostra una strada attraversata da cavalieri e una città murata. L’opera è intonata a una drammaticità intensa che divenne una delle caratteristiche principali dell’arte di Bellini, trasfigurando il dramma divino in un sentimento accorato e malinconico. L’insistenza sui contorni e le ombre dure arrivano a richiamare i pittori della prima scuola ferrarese.

Trasfigurazione,
1455-1560, Giovanni Bellini.

Elia e Mosè si manifestano accanto a Gesù sul monte Tabor, mentre poco più in basso sono rimasti folgorati gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni.

Tutta la composizione è concepita secondo un moto ascendente, diviso dagli strati rocciosi, che culmina nella figura biancovestita di Cristo. Le figure sono inarcate nelle spalle.

Spiccano le linee spezzate e il segno asciutto e incisivo, nelle rocce come nei panneggi, con un’espressività cruda che andrà progressivamente attenuandosi nelle opere successive di Giovanni. Ne è un esempio il paesaggio che, soprattutto a sinistra, è già impostato a una maggiore dolcezza. Grazie infatti alla nuova enfasi posta sulla luce e il colore, la veduta è intenerita.

Due dame veneziane,
1490-1495, Vittorio Carpaccio.

Il dipinto è stato riconosciuto come la parte inferiore della tavola della Caccia in laguna, chiarendo l’iconografia di entrambe le parti. L’opera mostra infatti un brano di vita quotidiana, delle donne che aspettano sedute in una terrazza, mentre gli uomini sono a caccia in laguna. Il vaso che si vede a sinistra ha il fiore troncato, che si ritrova nell’altro pannello.

Le due dame, ritratte di profilo, sono di età diversa, una più giovane e una più matura, e sono riccamente abbigliate: nate per dare maggiore agilità ai movimenti del braccio, mettendo anche in mostra la preziosa camiciola sottostante, le maniche erano unite all’abito da lacci. Gli abiti sono sobriamente decorati da perle, portate dalle novelle spose in segno di castità: attorno al collo, delle delicate collane a filo unico decorano i colli delle due donne, mentre le acconciature sono simili, con i capelli raccolti parzialmente, lasciando alcune ciocche a circondare il viso. La donna più giovane tiene in mano un fazzoletto, simbolo di purezza durante l’era rinascimentale.

SCUOLA GRANDE DI SAN ROCCO

La Scuola Grande di San Rocco, nata inizialmente come una confraternita, è oggi un fondamentale centro di esposizione delle opere di alcuni dei maggiori rappresentanti del Rinascimento veneziano, tra cui sono privilegiati Tiziano e Tintoretto.

Suddetta Scuola nasce accanto alla chiesa di San Rocco, santo protettore dalle epidemie, in particolare dalla peste. È divisa in due sale, una sul piano inferiore e una su quello superiore, ognuna delle quali è a sua volta divisa in 3 navate. Completamente decorata da Tintoretto, si presenta quindi come una monumentale esposizione pittorica, dove le opere non sono soltanto dipinte su tele a parte, ma anche – e soprattutto – sui muri. Sicuramente spiccano 3 episodi delle Sacre Scritture, quali la Visitazione, il Battesimo e la Crocifissione.

Visitazione, 1588, Tintoretto

La Visitazione rappresenta, con figure alquanto drammatiche, la visita di Maria, incinta di Gesù, ad Elisabetta, la quale è molto più anziana, miracolosamente incinta di San Giovanni Battista. Maria ed Elisabetta, inclinata sulla prima, occupano la parte centrale con delle vesti morbide e spaziose. I mariti sono in parte alle loro mogli: San Giuseppe è seduto sotto un albero mentre San Zaccaria è in piedi, leggermente inclinato mentre con le mani si appoggia ad un bastone. Il tutto in uno scenario pianeggiante con colori cangianti e diversi giochi chiaroscurali.

Il battesimo di Cristo, 1578-1581, Tintoretto

La scena si svolge nelle acque del fiume Giordano, dove San Giovanni e Gesù sono immersi. Si vede Gesù inginocchiato a ricevere il battesimo. È raffigurato con la luce nella schiena e attorno la testa ma non nel viso, ed ha indosso un panno bianco che lo copre dal bacino. Giovanni Battista, raffigurato con ombra e la croce posata sul braccio sinistro, è impegnato a versare l’acqua sulla testa di Gesù. Alla destra del dipinto si vede una parete rocciosa con delle persone che, attentamente, osservano la scena. Lungo la riva del fiume ci sono numerose persone, desiderose di farsi battezzare dal Battista, dietro le quali è possibile intravedere una vegetazione boscosa, mentre il cielo è avvolto da nuvole, lasciando in mezzo a queste piccoli spazi che lasciano passare dei raggi lucenti.

Crocifissione, 1565, Tintoretto

La tela, dalle spaventose misure di 5×12 metri, venne completata in poco più di un anno ed è dotata di una costruzione geometrica particolarmente studiata.

La costruzione prospettica si articola tramite il chiasmo: due linee diagonali convergono dal basso verso il centro e, al contrario (formando appunto il chiasmo), altre due linee diagonali risalgono dal centro verso lo spettatore.

La figura di Cristo è posta centralmente ma isolata, volendo sicuramente rappresentare la solitudine morale del suo destino e della sua morte, nonostante sia circondato da una folla di persone si muovono attorno al suo corpo continuamente. La Madonna, tra le diverse donne ai piedi della croce, sviene e si abbandona tra le braccia di alcune di loro. Nonostante il cielo sia plumbeo e completamente coperto come la mezzanotte, il terreno è luminoso di luce divina: il quadro è quindi una rappresentazione del momento della crocifissione del Cristo secondo la descrizione delle Sacre Scritture.

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