Durante la seconda metà del Quattrocento, l’attenzione dei filosofi si spostò sull’uomo, favorendo una visione antropocentrica, sicché il suo operare nel mondo iniziò ad acquisire un nuovo significato. Un interesse che caratterizza questa particolare epoca sarà quello per i classici, la quale influenza si manifesterà nella creazione di due principali tendenze di pensiero: una che rimanda ad Aristotele, interpretandolo però in chiave naturalistica; l’altra che si richiama a Platone e ai neoplatonici (Plotino in particolare).
Tra le due assumerà un ruolo di maggior rilievo quella neoplatonica, a godere di una grande rinascita, dovuta sia a una forte polemica anti-aristotelica, che soleva dipingere Aristotele come un pensatore superato. La caduta di Costantinopoli nel 1453 fu, poi, uno dei fattori che contribuì ad aumentare l’immigrazione degli studiosi orientali. I filosofi rinascimentali erano caratterizzati dalla loro tendenza a far coincidere il platonismo e il neoplatonismo, particolarità tipica di tutto l’Umanesimo e il Rinascimento. Solo nel XIX secolo i filosofi sono stati in grado di differenziare il pensiero di Platone da quello di Plotino; infatti nel Quattrocento con il termine platonismo ci si riferiva ad una corrente filosofica complessa e variegata, che oltre a Platone includeva anche neoplatonici quali Agostino e Duns Scoto e tradizioni orfiche e pitagoriche. Lo stesso Aristotele vi era in fondo compreso; la polemica contro di lui era rivolta piuttosto contro il naturalismo e un certo modo di intendere l’aristotelismo, soprattutto quello scolastico, per il resto di Platone e Aristotele si ricercavano in modo particolare le analogie che le divergenze.
La riscoperta dei classici esprimeva, sì l’acquisizione degli antichi testi, ma anche una nuova chiave di lettura, ricostruendoli storicamente e di sottoponendoli ad un’analisi complessa e meticolosa. In questo modo si diffuse l’amore per la filologia, attitudine particolarmente evidente nell’attività di Lorenzo Valla. Va ricordato anche l’interesse per la pedagogia che puntava non ad un’educazione professionale, bensì a formare il giovane nella sua pienezza, grazie ad un equilibrato sviluppo di tutte le virtù umane, sia fisiche che spirituali, rendendo ogni individuo come un’opera d’arte, un tentativo compiuto di saper plasmare la propria vita come l’artista plasma la propria opera. Fu la superiorità delle tendenze ideali correlate appunto al neoplatonismo che portò a questa passione per la bellezza, per la perfezione. L’amore, la libertà, la sete di infinito, furono celebrati come valori assoluti, così come succederà nel Romanticismo. Il neoplatonismo, che originariamente si opponeva al naturalismo poiché quest’ultimo pareva trascurare il vero valore umano, elogiava la bellezza dell’Idea, che era contraria alla bellezza dei sensi, e poteva essere raggiunta soltanto attraverso il pensiero e i sensi più elevati. L’amore soprattutto veniva inteso in modo platonico come un mezzo per elevarsi alla perfezione e alla contemplazione di Dio. I valori che più si addicevano all’amore vero erano, dunque, la purezza e la spiritualità.