Negli anni 1460-1470 si registrò a Venezia anche una svolta nell’architettura, con l’arrivo di architetti dall’entroterra e dalla Lombardia; fra questi si distinse Mauro Codussi, che portò in laguna uno stile rinascimentale rivisitato, visibile soprattutto nella chiesa di Santa Maria Formosa.
SANTA MARIA FORMOSA (INTERNO)
La chiesa della Purificazione di Maria, anche conosciuta come Santa Maria Formosa si trova nella città di Venezia, nel sestiere di Castello, ai confini del sestiere di San Marco. Secondo un’antica tradizione, essa venne eretta nel 639 da San Magno di Oderzo, cui era apparsa la Vergine dalla vaga forma che gli suggerì di costruire una chiesa proprio in quel luogo e dedicarla a lei. L’originale costruzione venne rivisitata nell’864 e, a seguito di un incendio, nel 1106. La chiesa, non essendo più in buone condizioni, venne ricostruita nel 1492 da Mauro Codussi seguendo lo stile del primo Rinascimento e mantenendo in parte l’antico impianto a croce greca sul quale costruì la pianta latina a tre navate, con presbiterio affiancato da due cappelle minori per lato, e grandi cappelle sui fianchi delle navate minori rese più luminose dalle grandi finestre bifore laterali con cui comunicano tra loro e con il transetto. Soprattutto all’interno dell’edificio, è evidente lo stile rinascimentale.
All’inizio della navata destra troviamo un battistero risalente al XVI secolo con sopra il dipinto della Circoncisione di Gesù, opera belliniana attribuita a Vincenzo Catena. Nella prima cappella vi è il Trittico di Bartolomeo Vivarini che rappresenta al centro la Vergine della Misericordia, a sinistra L’incontro tra Gioacchino e Anna e a destra La Nascita della Vergine. Sulla parete destra è collocato un Padre Eterno e angeli di Lazzaro Bastiani e su quella di fronte un piccolo bassorilievo con il Cristo morto. Nella seconda cappella, sopra un altare barocco, si trova la Madonna in Pietà e San Francesco D’ Assisi di Jacopo Negretti detto Palma il Giovane.
Sulla parete destra del transetto troviamo, sopra la bifora, l’Ultima cena opera di fine Rinascimento di Leandro Bassano.
Nella cappella della Scuola dei Bombardieri vi sono i dipinti rinascimentali che presentano la figura di Santa Barbara, Sant’Antonio abate e San Vincenzo Ferreri, San Sebastiano e San Giovanni Battista, nella cimasa è raffigurata una Pietà.
La struttura della Cappella Querini nell’abside a destra è marcata da colonne corinzie che alternano nicchie e finestre e contiene tre statue di Girolamo Campagna: da sinistra San Sebastiano, San Francesco e San Lorenzo Giustiniani della fine XVI secolo.
La Cappella della Scuola dei Casselleri o della Madonna del parto nell’abside a sinistra fu rifatta alla fine del XVI secolo per volere del Vescovo di Torcello, Antonio Grimani. Il catino a cassettoni è decorato con mosaici su disegno di Palma il Giovane: al centro lo Sposalizio di Maria e Giuseppe ed intorno figure di Profeti e Sibille. Sull’altare la Madonna del parto è un’opera anonima.

PALAZZO CORNER SPINELLI
Palazzo Corner Spinelli è un palazzo di Venezia, situato nel sestiere di San Marco e affacciato sul Canal Grande, di fronte a Palazzo Querini Dubois. Spesso viene definito il simbolo del passaggio dall’architettura gotica, predominante a Venezia fino al XV secolo, alle nuove linee rinascimentali, che, nello specifico, ricordano quelle della contemporanea Ca’ Vendramin Calergi.
Secondo tradizione il palazzo è attribuito a Mauro Codussi, ma studi recenti attribuiscono l’edificazione a maestranze, sì codussiane, ma non certo allo stesso Mauro. La casa fu voluta dalla famiglia Lando e venne edificata tra il 1480 e il 1490. Nel 1542 fu venduta alla famiglia Corner a causa della tragica condizione economica dei Lando. I Corner affidarono a Michele Sanmicheli e a Giorgio Vasari l’incarico di rimodernare l’interno dell’edificio. La facciata non subì modifiche, mentre fu ricostruita tutta la parte posteriore. Gli interventi relativi agli interni sono riconducibili al nuovo stile classico: colonne e archi a tutto sesto, oltre all’inserimento di camini nelle camere principali. Dal 1740 al 1810 la casa venne affittata alla famiglia Spinelli, poi acquistata dalla famiglia Cornoldi e nel 1850 dalla danzatrice Maria Taglioni.
Il palazzo presenta la facciata sul canale simmetrica, aperta ai piani nobili da quattro bifore a tutto sesto per piano e tagliata da marcapiani, che mettono in evidenza i tre livelli di cui l’edificio è composto. Le finestrelle a forma di pera sono uno degli elementi più particolari dell’architettura di questo edificio e dividono i due fori delle bifore e i poggioli trilobati di gusto goticizzante. Al piano terra la superficie esterna è impreziosita dal bugnato, con al centro un portale a tutto sesto. Internamente il palazzo conserva un caminetto del ‘500 realizzato da Jacopo Sansovino.
CA’ VENDRAMIN CALERGI
Palazzo Loredan Vendramin Calergi, anche detto più semplicemente Ca’ Vendramin Calergi, è un palazzo di Venezia, che si trova nel sestiere di Cannaregio e si affaccia sul Canal Grande tra Casa Volpi e Palazzo Marcello, di fronte a Palazzo Belloni Battagia e al Fontego del Megio. Il palazzo accoglie il Casinò di Venezia.
Nel corso delle differenti epoche questo edificio è stato attribuito a più architetti: Sante Lombardo, Mauro Codussi e maestranza codussiane. Il palazzo venne costruito su volere della famiglia Loredan nel 1481 e venne ultimato nel 1509, ma nel 1581 i Loredan si ritrovarono obbligati a vendere l’edificio al duca Eric II di Brunswick-Calenberg. In seguito il palazzo passò dal duca di Mantova Guglielmo Gonzaga ai Vendramin, alla famiglia della nobile Carolina di Borbone-Due Sicilie e infine al finanziere veneziano Giuseppe Volpi, conte di Misurata. Nel 1946 il palazzo passò al Comune di Venezia, che qui collocò la sede invernale del Casinò di Venezia.
Palazzo Vendramin presenta una delle più rappresentative facciate del Rinascimento veneziano. Il gioco architettonico crea un riuscito effetto per mezzo del contrasto di luci ed ombre. La facciata appare divisa in tre livelli da alcuni pronunciati marcapiani, sorretti a loro volta da semicolonne a ordini sovrapposti: dorico, ionico e corinzio. Cinque ampie bifore, dal ritmo diseguale danno alla struttura l’aspetto di una loggia a due piani. Il motto dei Cavalieri templari dell’Ordo Templi Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam (Non a noi, o Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria) è inciso sui pannelli sottodavanzale del basamento. Il palazzo ha anche un moderato giardino con vista sulle facciate antistanti, al quale si può accedere dal canale attraverso uno steccato i cui pilastri vantano due grandi statue al di sopra di essi. Sul lato posteriore il palazzo presenta una piccola corte, chiusa da una parte da un muro di cinta dove oltre a un raffinato ingresso a tutto sesto sovrastato da timpano e da stemma, esternamente è affissa una lapide in memoria della morte di Wagner, avvenuta fra le mura del palazzo.
Internamente il palazzo presenta, al pian terreno, un corridoio interno detto portego, che porta allo scalone. Gli antichi affreschi giorgionei che, un tempo, ornavano le pareti, oggi sono stati sostituiti da stucchi più recenti.
CA’ DARIO
Ca’ Dario è un palazzo veneziano, situato nel sestiere di Dorsoduro e affacciato direttamente sul Canal Grande. L’edificio gode di una certa fama per una serie di terrificanti episodi successi ad alcuni dei suoi proprietari. Per esempio, molti di questi si sono suicidati proprio qui e ciò ha fomentato una suggestione popolare che vede l’edificio come “maledetto”.
Dopo la morte di Giovanni Dario l’edificio passò nel 1494 alla figlia Marietta che, anni prima, aveva sposato il ricco Giacomo Barbaro, infine il palazzo fu venduto al commerciante armeno Arbit Abdoll.
Ca’ Dario è uno dei palazzi più caratteristici della città di Venezia. La facciata slanciata e asimmetrica è larga all’incirca una decina di metri e pende su un fianco a causa di un indebolimento della struttura. Essa presenta numerosi elementi dello stile rinascimentale, in contrasto con le altre facciate che mantengono lo stile gotico allora ancora diffuso a Venezia. È interamente decorata con marmi policromi e pietra d’Istria, alternati in ottanta medaglioni circolari. Il piano terra presenta due finestre monofore e un portale ad acqua, mentre ciascuno dei piani superiori una quadrifora e una monofora. L’interno dell’edificio è caratterizzato da un ampio atrio con vera da pozzo in marmo, da una scala marmorea finemente decorata che conduce ai piani nobili e da una fontana interna di chiara ispirazione orientale.
Il retro del palazzo, invece, che è dipinto di rosso, è affacciato direttamente su Campiello Barbaro.