Il Rinascimento a Venezia

Altro che Firenze, la vera culla del Rinascimento fu Venezia. E’ questa l’affascinante tesi sostenuta dallo storico dell’arte Giovanni Carlo Federico Villa nel suo libro “Venezia. L’altro Rinascimento 1450-1581” (Einaudi), in cui riflette sul ruolo della Serenissima all’interno della cultura umanistico-scientifica d’Europa; ne descrive infatti la ricchezza artistica e culturale e perciò legata anche al guadagno: basti pensare alle invenzioni della partita doppia e delle prime catene di montaggio. Una vera e propria città-stato, fatta da commercianti e tipografi, produttori e artisti, politici ed eruditi, pensatori e condottieri.

In quegli anni l’arte a Venezia si emancipava dall’ultima eredità bizantina, proponendo prima la versione “italiana” di Giovanni Bellini e poi quella “europea” di Tiziano Vecellio.

Il Rinascimento veneziano fu perciò unico nel suo genere, “altro” rispetto a quello che andava fiorendo a Firenze e a Roma, andando a pescare non soltanto nell’ideale classico dei latini ma anche nell’antica Grecia e prestando al contempo attenzione a quel che accadeva nel Nord Europa, con l’arte fiamminga e danubiana. Mentre a Firenze si inventava la prospettiva, a Venezia già si parlava di tridimensionalità del colore. Come scrive Villa, quella veneziana non fu un’esigenza di rinascita, bensì di rinnovamento.

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